Si profila un nuovo week end di lavoro sul delicato dossier Intesa Sanpaolo-Generali. Se la banca è impegnata con i propri advisor, Ubs e lo studio Pedersoli in prima battuta, a studiare i contorni di un’operazione tanto complessa quanto ambiziosa, Generali è pronta a individuare le banche d’affari che l’accompagneranno nelle prossime settimane per difendere al meglio l’integrità e lo sviluppo del gruppo. Al momento, risulta che tra i papabili per affiancare la compagnia assicurativa ci siano Goldman Sachs e lo studio legale Cleary Gottlieb. In precedenza Generali si era già appoggiata anche a Mediobanca. 

 

Piazzetta Cuccia, primo socio del Leone con una quota del 13%, ha predisposto per Trieste l’operazione di prestito titoli che ha portato la società nel capitale di Ca’ de Sass con un 3%. La prossima settimana si preannuncia dunque chiave per capire se verrà data o meno forma al maxi riassetto Intesa Sanpaolo-Generali e per comprendere se ci siano spazi di dialogo. Ieri, a margine del 23esimo Assiom Forex, il presidente del consiglio della banca Gian Maria Gros-Pietro, ha chiarito che non è previsto alcun cda per oggi e ha poi spiegato che il board tornerà a riunirsi giovedì pomeriggio per preparare «gli adempimenti tecnici» necessari alla successiva approvazione dei conti prevista in calendario per venerdì 3 febbraio. Il numero uno ha anche aggiunto, a chi gli chiedeva se in quella sede sarebbe stato affrontato il tema Generali, che la questione «non è all’ordine del giorno» e che venerdì, invece, la riunione ha riguardato «solo le linee guida del budget 2017».

 

È evidente che questa sarà comunque la settimana chiave per decidere se lanciare o meno l’offerta sulle Generali. Qualcuno si aspettava che già oggi potesse essere impresso il colpo d’acceleratore atteso dal mercato. Tanto più che i titoli di entrambe le società hanno appena chiuso una settimana governata dall’incertezza, origine di forti strappi al rialzo per il Leone e di pressione al ribasso per Ca’ de Sass. Il tutto peraltro accompagnato da volumi particolarmente intensi, soprattutto sulle Generali, oggetto di attenzione oltre che di Intesa anche dei grossi big europei del calibro di Allianz, Axa e Zurich, quest’ultima ufficialmente la meno interessata ma industrialmente tra le più compatibili.

 

Quanto al possibile asse con Intesa ci sono almeno un paio di nodi da sciogliere su quelle che potrebbero essere le potenziali sinergie. In particolare quelle di costo. Stando ad alcune ricostruzioni, Intesa Vita ha un cost/income di poco inferiore al 5% contro il 25% delle Generali, che è peraltro una delle migliori performance nel mondo assicurativo. La distanza tra i due valori è un tema rilevante perché è frutto di un modello di business assai differente: uno basato sulle reti bancarie e l’altro sulle agenzie. Due canali distributivi molto differenti ma proprio renderli conciliabili aiuterebbe a produrre sinergie di costo, che potrebbero anche passare da un ridimensionamento di uno dei due modelli. Sull’altro fronte, quello che sembra stare più a cuore a Intesa Sanpaolo è la realizzazione di un grande polo del risparmio gestito. Giusto ieri il presidente Gros-Pietro ha ribadito il concetto, pur non facendo riferimento diretto alle Generali: «Il piano d’impresa prevedeva di ottenere dalla gestione del risparmio il 43% dei proventi a fine 2017. A fine 2016 siamo al 42% e quindi siamo a buon punto nella realizzazione del piano. Ora ci proporremo nuovi obiettivi». Riguardo a ciò, merita sottolineare che pur avendo Generali quasi 470 miliardi di asset in gestione, questi fanno riferimento per la maggior parte alle riserve tecniche proprie del business assicurativo. Il “vero” risparmio gestito è custodito in Banca Generali ed è dunque attraverso la controllata e le eventuali nozze con Fideuram ed Eurizon che si potrebbe creare il grande progetto dell’asset management.

 

Intanto Generali si rafforza in Asia con la nomina, il 25 gennaio scorso, di Roberto Leonardi a Chief regional officer.

 

FONTE: Il Sole 24 Ore