Addio ad autofficine, produttori di componenti industriali, agenzie di viaggio, venditori di polizze e consulenti finanziari.

I guru ci garantiscono che la tecnologia distrugge vecchi lavori ma ne crea nuovi. Gli scettici, a costo di passare per luddisti, osservano che la distruzione di posti di lavoro è certa, mentre la creazione di impieghi sostitutivi è un atto di fede, e comunque tra i due fenomeni c’è una sfasatura temporale intollerabile per chi ci casca dentro.  

Senza prendere posizione diretta in questa polemica, il prestigioso Financial Times, bibbia dell’economia globale, scrive che entro dieci o vent’anni cinque settori economici saranno schiantati dalla tecnologia: spariranno, o quasi, le agenzie di viaggio (e fin qui la profezia è facile) ma anche i produttori di componenti industriali (un comparto essenziale dell’economia italiana), le officine auto, i venditori di polizze Rc e (addirittura) i consulenti finanziari. Un presidio di operatori umani resterà in ciascuno di questi settori economici ma ridotto all’osso. E la cosa notevole è che a tramontare non saranno solo attività manuali ma anche professioni altamente qualificate nel terziario. C’è da crederci? E quali saranno le conseguenze? 

Una tesi ardita, quasi una provocazione, riguarda le automobili senza conducente: faranno sparire gli incidenti stradali e questo renderà inutili gli assicuratori di veicoli a motore. C’è da crederci? Per adesso le vetture che si guidano da sole fanno notizia proprio per il motivo contrario, cioè quando si sfasciano. Certo miglioreranno. Ma l’idea di base potrà mai piacere davvero? Milioni di automobilisti considerano un’intollerabile offesa alla loro identità virile anche solo l’idea del cambio automatico; e invece accetteranno di automatizzare tutto? Qualche dubbio è lecito. 

La quinta e ultima previsione riguarda la consulenza finanziaria: sarà sempre più affidata a siti web che gestiscono i portafogli dei clienti sulla base di algoritmi. Così una miriade di intermediari strapagati perderà la sua ragion d’essere. E va beh. E queste persone e tutte le altre che perdono il posto che cosa faranno? Altre professioni che nasceranno entro una generazione o due? E nel frattempo, giorno per giorno, che cosa si mangia? 

 

FONTE: la Stampa