Alberto Minali lascia Generali, pronta buona uscita da quasi 6 milioni di euro.

 

Sarà sostituito da Luigi Lubelli, attuale capo della divisione corporate finance, come Chief financial officer. «Tutte le funzioni aziendali di primo livello che dipendevano da Minali - precisa la società in una nota al termine del Cda - sono poste, allo stato e con effetto immediato, a diretto riporto del Group Ceo» e quindi di Philippe Donnet.

 

Ma quali sono le ragioni della rottura? A Minali - manager che insieme a e poi a Donnet è stato fra i protagonisti del turnaround finanziario e dei buoni risultati di Generali di questi anni - sarebbe stato contestato di non essersi “inserito” nella governance del gruppo.

 

Nella sostanza, di non essere riuscito a gestire le divergenze con Donnet. Difficile giudicare le contestazioni. Quello che è evidente è che la struttura di governance di Generali è nata pochi mesi fa, come compromesso, per trattenere in azienda due top-manager apprezzati sul mercato nella gestione della successione a Mario Greco. Un tentativo, maturato in un contesto avverso di mercato, che ha dato stabilità per alcuni mesi alla compagnia ma non ha retto ai contrasti interni.

 

Alla luce di questa esperienza, il consiglio che domani a Milano è chiamato a sistemare anche il riassetto nella governance, dovrebbe così nominare un nuovo cfo, con tutta probabilità Luigi Lubelli - da un anno e mezzo a capo del corporate finance di gruppo - ma non un nuovo direttore generale. Le deleghe di Minali, verrebbero infatti attribuite direttamente a Donnet chiudendo la stagione dei “tandem” al vertice del Leone di Trieste.Quanto la partita sulla governance si intrecci con l’interesse di gruppi esteri per le Generali non è assolutamente evidente.

 

Di sicuro la divergenza fra Donnet e Minali è legata a una visione diversa del perimetro del gruppo e della politica di dismissioni delle attività “no core”. Donnet ha impostato il piano industriale di Generali anche sulla cessione di asset non sufficientemente profittevoli e sull’uscita da alcuni mercati non strategici, con lo scopo di focalizzare il business sulle controllate più redditizie. L’approccio di Minali, ad alcuni osservatori, è sembrato più legato all’idea di rilanciare industrialmente alcuni di questi asset. 

 

FONTE: Il Sole 24 Ore